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Sono ben altri i frequentatori di … bordelli

La politica e i rischi della sovraesposizione mediatica. 

Intervista a Roberto Giachetti 

 

Innamorato della politica e di Roma e della Roma, determinato nelle risposte e nei suoi pensieri, deciso nei suoi atteggiamenti e cordiale con la gente, si presenta così Roberto Giachetti all’attenta platea che lo aspetta per la presentazione del suo libro “Sigaro, politica e libertà” a Sant’Angelo di Avigliano.

Al di là degli schieramenti politici Roberto Giachetti è un politico – oltre che giornalista – che si è fatto da solo, ha costruito la sua carriera quarantennale iniziando da giovane con i movimenti e le associazioni studentesche, passando per il Partito Radicale divenendo anche redattore di Radio Radicale.

Giachetti è stato Consigliere Circoscrizionale a Roma nelle liste dei Verdi alla fine degli anni Ottanta, ha affiancato Francesco Rutelli al Comune di Roma come Capo di Segreteria prima e poi come Capo di Gabinetto, nello stesso Comune della sua Roma che lo ha visto sconfitto al ballottaggio delle sue amministrative nel 2016.

Giachetti è stato altresì Segretario d’aula del gruppo del Pd dal 2006 al 2013  e nell’ultima legislatura viene eletto Vicepresidente della Camera. Dal 30 maggio  2017 è membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, al fianco di Matteo Renzi.

Onorevole Giachetti lei è uno dei personaggi politici a cui non è mai piaciuto l’esibizionismo, a cui è sempre interessato la sostanza e mai la forma, come mai un libro su di lei?

Preciso che il libro non l’ho scritto io. Parla della mia vita politica attraverso un’intervista a cui il bravissimo giornalista Alberto Gaffuri mi ha sottoposto per 48 ore di seguito. Queste 102 pagine sono frutto di una lotta tra me e i miei amici e compagni che da sempre volevano io raccontassi la mia vita, che è poi la mia vita politica poiché faccio questo da 40 anni.

Non ho nulla contro i libri, contro chi scrive i libri, anzi. Penso però che ognuno scelga di comunicare e di esprimersi secondo le modalità che più gli si addicono. Poi vi è una seconda motivazione, faticavo a immaginare quale interesse potesse trovare qualcuno nel leggere un mio libro.

Spero a questo punto però, che queste pagine possano davvero trasmettere alla gente quanto per me la politica sia energia di vita e quanto sia necessaria qualificarla a partire dai nostri comportamenti quotidiani.

Cosa vuol dire essere un politico oggi, diversamente da ieri?

Vivo la politica da più di quarant’anni, come già detto, lei è per me la mia vita stessa. Non è un malcelato tentativo di beatificazione in vita piuttosto un dimostrare il mio orgoglio con la mia idea che la politica possa essere, ancora oggi, una bella cosa e la consapevolezza di essere un privilegiato, non per il ruolo ricoperto ma per il fatto di poter fare, ogni giorno, ciò che più mi piace.

Ecco la politica deve essere questo, meravigliosa scoperta giornaliera, inclinazione naturale che ha contraddistinto i politici di un tempo ma anche i veri politici attuali. Un politico oggi, se posso permettermi, vive una realtà molto diversa da ieri, seppure in passato si sono combattute e vinte tantissime battaglie politiche e sociali tra cui quella dell’aborto e del divorzio.

Oggi vi è sicuramente tanta amarezza, tanto malcontento ma c’è anche rispetto al passato più consapevolezza da parte dei cittadini, più conoscenza delle dinamiche politiche e quindi il popolo è giustamente più esigente rispetto al passato.

Dall’altro canto, i politici hanno una formazione culturale e politica diversa rispetto al passato, sono sicuramente, anche nelle piccole realtà italiane, più preparati e le loro competenze vengono giustamente pretese dai cittadini.

Una riflessione sulla sovraesposizione mediatica, di cui parla in un capitolo del suo libro “Vita Privata Questa (S)conosciuta”. La vita privata che si fa pubblica. È la politica che se ne appropria o ad essa la si regala?

Beh, la linea che separa la vita privata dalla vita pubblica di un personaggio politico è davvero molto sottile e a volte non esiste proprio, perché siamo tutti maledettamente social, costantemente connessi con il mondo intero. Tutto è un andirivieni di chiamate, incontri, sms, mail, whatsapp, ma è anche il prezzo da pagare.

“Sono un politico, ho una funzione pubblica e non mi trincero certo sotto l’ala della riservatezza. Ho un profilo pubblico con tutti i miei pensieri politici, poi ho un profilo privato dove c’è la mia vita, così come sono, senza vergogna e ipocrisie. Non ho mai cercato di nascondermi, di mascherarmi, con i miei mille difetti quello che penso coincide sempre con quello che dico”.

Purtroppo vedo molto spesso colleghi parlamentari e politici che sono pronti ad additarmi e a bacchettarmi, giudicando anche molto male alcune mie prese di posizione e inventandosi addirittura un mio “selfie” in un bordello quando era soltanto un autoscatto  in camera mia mentre fumavo il mio adorato sigaro che però aveva come sfondo la luce rossa dell’abat-jour.

Da qui lo scatenarsi di una polemica sulla prostituzione e sulla droga collegata alla mia persona, solo per denigrarmi in quanto ero Vicepresidente della Camera. Ecco l’invenzione per poter giudicare e massacrare una persona gratuitamente mentre magari gli accusatori davvero sono assidui frequentatori di bordelli.

Dopo 40 anni di politica cosa vuol dire essere radicale?

Bella domanda. Vuol dire essere così come sono. Battersi per la propria gente, per la propria città, per i diritti umani evitando il bigottismo e il buonismo che affanna la burocrazia nazionale da un lato e legalizza la criminalità dall’altro. La radicalità di un impegno insomma.

Nel mio modo di approcciarmi alle questioni, che poi sono i modi dei radicali, c’è solo ed esclusivamente una lettura dei fatti. È come se stessi scattando una fotografia della nostra società e da questa cerco di proporre soluzioni concrete.

Chiudo con un suo bellissimo pensiero che mi ha molto colpita e su cui vorrei una ulteriore sua considerazione <<La mancata vocazione a giudicare è segno di integrità. Si contrappone alla miseria del mercato delle parole>>

Molti si prendono la libertà di giudicare, commentare, sentenziare secondo una moralità che tante volte cozza con il loro modo falso di condurre la vita. L’incessante vocazione ad emettere giudizi pervasivi evidentemente è frutto di una necessità che permette loro di essere così sotto i riflettori dimostrando così la loro pochezza morale.

Dal libro “Non mi troverete  alle manifestazioni in difesa della famiglia dopo essere stato beccato in qualche albergo con qualche prostituta o dopo essere giunto al terzo divorzio. Combatto con determinazione per quel che mi appare giusto e me ne frego dei giudizi e ancor di più dei pregiudizi”.

Un momento dell’intervista all’Onorevole Roberto Giachetti

Pubblicato su Controsenso Basilicata del 21 aprile 2018
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Categoria:Notizie
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