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A 12 anni con un’infiammazione rara: è il “ricordo” che gli lascia il virus.

Si chiama MIS-C (Sindrome Infiammatoria Multisistemica) ed è una complicanza piuttosto seria del Covid-19 che colpisce soprattutto bambini e ragazzi.



A distanza di un anno dallo scoppio della pandemia che ancora oggi ci vede districarci tra contagi, decessi e zone colorate è stato più volte detto dai professionisti di settore, che la malattia si manifesta generalmente in modo più lieve nei bambini.


Tuttavia dalla scorsa estate si sono registrati casi, seppure pochi, di bambini e ragazzi che a seguito dell’infezione da Sars-Cov-2 hanno sviluppato successivamente anche questa rara infiammazione multisistemica. Ad essere colpiti, sono prevalentemente organi come cuore, polmoni, reni, cervello, pelle, occhi o organi gastrointestinali.


I sintomi possono essere gli stessi di una banale influenza come vomito, dolori addominali, febbre ma il calvario che i bambini e i loro genitori devono sopportare prima di avere una diagnosi precisa ha dell’incredibile.


Lo sa bene papà Mario, residente nel territorio di Avigliano, che alla Gazzetta parla così della vicenda che ha colpito suo figlio Antonio, dodicenne e che ancora oggi a distanza di mesi è costretto a recarsi mensilmente a Napoli per le necessarie visite di controllo.


Ma perché arrivare fino a Napoli?
“Il nostro calvario inizia il 19 dicembre – dice Mario – mio figlio ha avuto il Covid ma si era negativizzato il 10 dicembre, con tampone negativo Asp e visita dalla pediatra, torna a scuola. A distanza di 5 giorni circa, ha cominciato ad accusare nuovamente i sintomi del virus, dolori addominali e febbre molto alta a 40° che non riuscivamo a far scendere in nessun modo – continua il padre di Antonio”

Articolo completo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 20/04/2021
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Categoria:Notizie
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