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La borsa che carica il cellulare…intervista all’inventrice potentina Angela Conte

È una borsa che fa parte della mia collezione “vintage bag” che ha al suo interno un dispositivo elettronico che si accende illuminando la borsa e rendendo così più facile la ricerca degli oggetti. Questo dispositivo è in grado altresì di ricaricare il cellulare…

Angela Conte, lei ha creato un prodotto altamente innovativo tanto da far parlare tutti i media nazionali. La vintage bag. Chi è lei e di cosa si occupa?

A livello locale sono conosciuta per la mia attività artigianale poiché espongo i miei prodotti, che preciso sono realizzati interamente a mano ed hanno la caratteristica di esclusività. A livello nazionale sono stata notata dopo la mia partecipazione al Maker Faire in Roma, il più grande evento mondiale sull’innovazione. Qui io ho avuto modo di presentare  il mio prodotto innovativo la borsa “out of the dark”, ovvero la luce che esce fuori dal buio. È una borsa che fa parte della mia collezione “vintage bag” che ha al suo interno un dispositivo elettronico che si accende illuminando la borsa al suo interno e rendendo così più facile la ricerca degli oggetti. Questo dispositivo è in grado altresì di ricaricare il cellulare.

Come è nata questa invenzione?

Da una esigenza personale. È stato tradurre in qualcosa di concreto l’esigenza che accomuna tutte le donne.

È lei a occuparsi di tutto l’iter progettuale?

No, non mi occupo io di tutto l’iter progettuale. Io mi occupo del design, mi sono infatti specializzata in Modellazione 3D, grazie al Ponte per l’Occupazione, poi sono io ad occuparmi della ricerca di stoffe particolari che possano soddisfare le mie esigenze, sono sempre io  scegliere anche il manico della borsa, che acquisto in America. Poi mi avvalgo della collaborazione di una modellista che mi assembla le stoffe e me le cuce.

Le istituzioni in questo senso ti hanno mai supportato?

A livello locale, lucano assolutamente no. Infatti questa è una grande pecca che abbiamo qui. Io a Roma sono stata selezionata e non ho dovuto pagare nulla, per esporre in una fiera a livello mondiale. Invece per esporre alle fiere che si svolgono in Basilicata io devo pagare, cosa che non vedo giusta in quanto io credo di portare un valore aggiunto alla mia terra. Il problema è che non sanno di avere artigiani, eccellenze in tutti i campi e che per farci apprezzare dal nostro territorio, dobbiamo prima superare i confini lucani per poi essere riconosciuti nella nostra città, nella nostra regione e questo è proprio un controsenso.

Continua…

Su Controsenso Basilicata il 24/11/2016

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Categoria:Notizie
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